sabato 15 dicembre 2012

Angelo Schiavio, di Stefano Bedeschi



Parlare di Angelo Schiavio equivale a fare un salto indietro nella storia. È stato uno dei più grandi cannonieri degli anni Venti e Trenta. È il terzo realizzatore di tutti i tempi del campionato di serie A - pre e post girone unico - dietro a Silvio Piola e Giuseppe Meazza.       
Nel 2012 è stato inserito nella Hall of fame del calcio italiano.


Ha rappresentato un calcio che non c’è più come lui stesso asserì: ‘Erano veramente altri tempi. C’erano dei valori, che rappresentava con noi e per noi Vittorio Pozzo’.

Attraverso una raccolta di articoli che compongono - Angelo Schiavio, Urbone publishing - l’autore Stefano Bedeschi traccia un ritratto del campione: ‘generoso, genuino, uomo ammirabile non solo per la ricchezza del suo gioco, ma anche e più per la forza morale e la passione’.
Bandiera del Bologna, ne vestì i colori rossoblu per 16 stagioni regalando grandi soddisfazioni alla città delle due torri. Fu uno dei protagonisti dello “squadrone che tremare il mondo fa”, com'era allora definito il Bologna, che portò alla conquista di quattro scudetti, due Coppe Europa e un Trofeo dell’Expo di Parigi.

Ma, a tutt’oggi, è ricordato soprattutto per aver realizzato il goal che laureò l’Italia campione del mondo nel 1934. In azzurro ebbe, con buoni risultati, tra i suoi partner d’attacco il ‘Balilla’, come ricorda lo stesso Schiavio: ‘delle partite che ho giocato con Meazza sono stato soddisfattissimo e, fin dal primo allenamento, il nostro gioco si fuse magnificamente’.
È presente nel lavoro di Bedeschi, l’ultima intervista di ‘Anzléin’ - come lo chiamavano a Bologna -, quella in cui annuncia la sua uscita di scena, il suo addio al calcio. Seppe chiudere da campione, ancora sulla cresta dell’onda - aveva appena vinto il suo ultimo scudetto -, senza attendere il declino fatale.


Un ricordo speciale è quello di Vladimiro Caminiti, immaginifica penna di Tuttosport che così lo descrive: ‘Schiavio centravanti rapsodico. Un lottatore e un tecnico. Un coraggioso per antonomasia. Meazza più tecnico di lui e più bello. Lui più duro, più travolgente, anche più rissoso.
Lui con un cuore in petto di pioniere. Lui il calciatore libero e padrone del suo destino. Un uomo pratico e un industriale di successo. Tra il 1928 e il 1934 protagonista assoluto sulle nostre scene calcistiche’.

Rifiutò - è il ricordo più intimo del figlio Ercole - un’offerta molto generosa del presidente dell’Inter che lo voleva in nerazzurro accanto a Meazza. Bologna, la famiglia, l’attività erano tutto per lui, ‘i soldi - affermò - non me li porto all’altro mondo’.
Infine, l’altra grande bandiera rossoblu, Giacomo Bulgarelli svela una confidenza che Schiavio gli fece riguardo al Mondiale vinto nel ’34 : ‘pensa, ho fatto qualcosa di così importante senza rendermene conto!’.

Alessandro Sartore

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